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Terrirorio
Il Nostro Habitat è la Nostra Risorsa
A Due Passi dalla Metropoli
Per un "cittadino", la conoscenza di Cusago, può rappresentare una piacevole e rilassante scoperta.
Il paese, infatti, si trova all’inizio del Parco Agricolo Sud e, pur confinando con la città, mantiene ancora una marcata caratteristica agreste che lo differenzia da tutti i paesi dell’hinterland milanese. Caratteristica, questa, che già emerge percorrendo il rettifilo che da Baggio porta in paese, costeggiato da campi e antiche cascine, come la diruta cascina Moirano a destra e, poco oltre, la cascina Assiano, già attestate nel XII secolo. La strada venne sistemata da Bernabò Visconti proprio per raggiungere più comodamente il castello di Cusago.

E' proprio la visuale della torre, favorita dalle basse costruzioni circostanti, che guida il visitatore alla scoperta di Cusago.
La località, il cui nome deriverebbe da un Cusius fondatore del villaggio, trova la sua prima attestazione documentaria in una sentenza del 902: ma è proprio il castello che ha condizionato lo sviluppo e la storia del borgo, inserito pienamente nella pianura irrigua, punteggiata da cascine e attraversata da fossi e fontanili: nonostante lo sviluppo urbanistico e industriale degli ultimi decenni, il paesaggio aiuta la fantasia nel riandare ad epoche di boschi, di vasti appezzamenti, di vigne e di gelsi, in cui torri e campanili erano un indispensabile punto di orientamento.

LUOGHI DI INTERESSE
Santa Maria Rossa
Giungendo a Cusago dalla via Assiano si incontra l’antico edificio monastico di Santa Maria Rossa, anticamente chiamata Santa Maria del Bosco o della Misericordia.
L'insediamento fu voluto da Regina della Scala, moglie li Bernabò Visconti e fondatrice, a Milano, della collegiata di Santa Maria della Scala su cui nel secondo Settecento sorse il teatro omonimo: venne affidato agli agostiniani del convento urbano di San Marco, che lo utilizzarono come grangia, ossia come fattoria e piccolo convento rurale. L'origine signorile del complesso ha fatto peraltro sorgere la leggenda dell’esistenza di passaggi segreti sotterranei tra Santa Maria del Bosco e il castello in paese.

Sconsacrata nel 1798, la chiesa ha subito i più svariati impieghi, tanto da comprometterne gravemente Tinte gran parte delle pitture, già piuttosto danneggiate, state trasferite al museo del Castello Sforzesco t 1956 e il 1964. Tra di esse una Crocifissione di dimensioni che ornava la parete esterna meridionale.

La chiesa si presenta come una struttura a navata unica su cui si aprono due cappelle quadrate per lato (sulla d oggi si nota un unico grande vano): segue un presbiterio con volta a crociera e un coro poligonale. L’interno come si è visto, anche l’esterno) era riccamente decorate pregevoli affreschi principalmente coevi alla costruzione, di scuola giottesca, vicina allo stile di Michelino da Besozzo degli Zavattari. Risultano ancora leggibili L’Annunciata delicata Madonna del Latte, la Madonna della Misericordia gli Evangelisti nella volta del presbiterio.
Il Castello Visconteo
Quando nell’alto medioevo venne eretto il primo nucleo del castello di Cusago il territorio aveva un aspetto ancora assai selvaggio e, soprattutto, ricco di boschi: ci troviamo relativamente lontano da Milano e il nome del paese di Gaggiano, più a sud, ci ricorda la presenza di un gehage, ossia di una riserva di caccia per i re longobardi. Le funzioni di presidio militare e di luogo di svago rimasero collegate al castello anche quando si installò su Milano la signoria viscontea: cospicui interventi vennero eseguiti da Bernabò e da Filippo Maria Visconti, che amò particolarmente Cusago tanto da farvi soggiornare la propria amante Agnese del Maino. Nei lunghi periodi trascorsi in paese i duchi esercitavano anche il governo e ricevevano ospiti e ambasciatori, organizzando per loro battute di caccia all’interno dello stechado, ossia una vasta area di boschi e campi a ovest del fortilizio, recintata appositamente con pali di legno e granito.

Filippo Maria fece addirittura costruire un canale navigabile, il Naviglietto, da Cusago a Gaggiano, per raggiungere il castello da Milano tramite il Naviglio Grande; affetto da obesità, gli era divenuto infatti impossibile cavalcare. Durante la Repubblica Ambrosiana (1447-1450) il castello venne in gran parte smantellato, ma venne poi riedificato dagli Sforza.L’aspetto attuale del “bel Cusago”, come cantava il poeta Galeotto del Carretto, è dovuto agli interventi di Ludovico il Moro, che lo donò alla moglie Beatrice d’Este e che nel 1496 vi ospitò per due volte l’imperatore Massimiliano. All’epoca il castello aveva uno splendido apparato decorativo, con un portale decorato in marmo e oro.

L’ultimo Sforza, Francesco II, lo cedette a Massimiliano Stampa di Soncino: nel Cinquecento, perse le sue funzioni signorili, il castello divenne una grande azienda agricola, che rimase nelle mani dei Soncino e dei loro discendenti Casati fino al nostro secolo, mentre purtroppo il degrado del vasto palazzo proseguiva inesorabile.
L'edificio si articola in quattro corpi di fabbrica a due piani disposti attorno ad una grande corte rettangolare con un portico di foggia bramantesca, sorretto da capitelli stemmati. Al centro della facciata sorge la torre, con tracce di una antica meridiana, sovrastata da un campanile del Seicento.

A destra della torre, che ricorda quelle dei castelli di Milano e Vigevano, corre un elegante loggiato ora murato, tipico di una residenza di piacere. Sulle facciate esterne si intravedono decorazioni a motivi romboidali, tipici sforzeschi, all'epoca interrotti da una fascia policroma a disegni geometrici; gli ampi finestroni a sesto acuto con davanzali in cotto sono inquadrati da comici in calce decorata agli angoli. Ora il castello versa in stato di abbandono; la corte interna è accessibile solo in occasione della festa patronale e delle giornate medioevali. Nei saloni rimangono un camino in pietra collocato al piano terra, due stemmi affrescati della famiglia Casati Stampa e un soffitto a cassettoni con fregi sforzeschi posto al primo piano.
Chiesa Parrocchiale Santi Fermo e Rustico
La Chiesa parrocchiale venne eretta nella prima metà del XVII secolo, quando Cusago, separato dalla pieve di Cesano Boscone, divenne parrocchia autonoma. La sua realizzazione fu possibile grazie al cospicuo lascito del nobile Cesare Mascheroni. Poco distante da essa sorgeva la cappella ducale di Sant’Antonio, demolita nel Settecento. L’interno, nonostante gli interventi successivi, conserva molto dell’aspetto di una chiesa di campagna del Seicento; la navata, su cui prospettano tre cappelle per lato, è coperta da un semplice ma pregevole soffitto a cassettoni. Nella prima cappella a destra, una splendida ancona lignea con la Madonna del Rosario e San Carlo; nella cornice, quindici quadretti con i Misteri del Rosario.
Venne offerta come ex voto nel 1625 da Giacomo Stanga. Nella terza cappella a destra, il sontuoso reliquiario di San Vincenzo martire, le cui ossa vennero depositate a Cusago, per motivi ancora non chiari, nel 1685; esso viene solennemente esposto in Maggio durante la festa patronale. Nella seconda cappella di sinistra si può osservare un pregevole gruppo ligneo con Gesù crocifisso tra la Vergine e San Giovanni; decora la terza cappella di sinistra una Adorazione dei Magi. Sopra la porta maggiore, un pregevole organo della bottega dei Carcano (1854), recentemente restaurato.
Mulino Grande
A nord ovest del castello sorge la cascina Mulino Grande, le cui origini sono riconducibili al XV secolo.

Al suo interno, non praticabile, si vedono ancora le ruote a pale, un tempo mosse dalle acque della roggia Soncina; sotto il portico di accesso, ciò che resta di una immagine mariana. Lo stato attuale di malinconico, totale abbandono non rende giustizia al fervore di attività che nei secoli scorsi doveva svolgersi attorno a questo luogo, centrale per l’economia agricola.

Dal Mulino Grande parte la vecchia strada che collega Cusago con Cisliano, cui scorre parallela la roggia Soncina, derivata dal Naviglio Grande a Cassinetta di Lugagnano e così chiamata perché voluta dai marchesi Stampa per irrigare le proprie terre.

Pure agli Stampa apparteneva la cascina omonima, con strutture assai antiche, che sorge poco oltre il Mulino Grande; dopo qualche centinaio di metri si giunge a ciò che resta del bosco di Cusago.

La passeggiata è molto suggestiva per l’ambiente naturale e il panorama che, nelle giornate soleggiate, mostra lontano l’imponente gruppo del Monte Rosa; con un po’di fortuna, si possono incontrare lepri, fagiani e aironi cinerini.
Cascina Palazzetta - Cusago di Sotto - Cascina Robaione
Poco oltre il fronte ovest del castello sorge la cascina Palazzetta, dipendenza agricola della residenza ducale, che ne riprende gli elementi decorativi delle finestre ogivali, con ricche comici in cotto. Nel 1447, durante la Repubblica Ambrosiana, fu adibita a ricovero per gli infermi e successivamente a lazzaretto degli appestati di Milano e del circondario. È ora previsto un pieno recupero delle sue strutture.

A sud dell’abitato si trova la grande cascina Cusago di Sotto, ancora pressoché intatta nel suo aspetto rurale: nei suoi edifici trova ospitalità un mulino ottocentesco ancora funzionante. Spostandosi sulla strada per Gaggiano si incontra subito la cascina Naviglietto, che nel nome ricorda il canale navigabile voluto da Filippo Maria Visconti che arrivava fino ad una piccola darsena sotto il castello. Oggi il Naviglietto è pressoché irriconoscibile nel fosso che costeggia la strada: secondo gli studi, tuttavia, vi venne allestito il primo sistema di conche per regolare il dislivello dell’acqua ai fini della navigazione, che avveniva mediante le carrette, ossia le barche ducali attrezzate con ogni comfort, trascinate da buoi che camminavano lungo l’alzaia.
Poco più avanti, completamente circondata dai campi, troviamo la cascina Robaione, rimaneggiata e ampliata nel XIX secolo. Sul lato sinistro della grande corte si trova un oratorio edificato nel 1656 dalla famiglia Ceva come ex voto per aver avuto salva la vita durante l’assedio di Pavia da parte dei Francesi. Nel Settecento la cascina apparteneva a Giuseppe Imbonati, padre di quel Carlo che fu amante della madre di Alessandro Manzoni.
La graziosa cappella conserva all’interno un gruppo ligneo, La Madonna appare a Giannetta, che si vorrebbe fosse il primitivo simulacro venerato nel santuario di Caravaggio^ benché le due statue non mostrino i tratti quattrocenteschi che dovrebbero loro esser propri. Nel mese di Maggio di ogni anno il sacello viene aperto per la celebrazione di una messa. Suggestivo il viale alberato, posto al di là del lato Ovest della corte, fatto realizzare, nel 1891, dal conte Luigi Tarantola per la moglie Irene in occasione delle loro nozze d’argento, come testimonia la dedica in rima posta sul muro al limitare del viale.
Sul territorio, in pieno Parco Agricolo Sud, sono sparse altre cascine, di antica origine, alcune delle quali ancora oggi in attività: Bosco, Cassinetta, Emilia dove sopravvive ancora una quercia plurisecolare, Fornace, Ghiglio recentemente abbattuta e “ricostruita” ad uso residenziale. Malandra, Mulinello, Molino Campana, Pobbiera, Pobbieretta, Santa Maria Penino, Scariona e Stampa.

(Testi tratti da: "Guida ai Percosi a Ovest di Milano")
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